martedì 23 dicembre 2025

Quando non hai più niente da dare e da dire

 Senza toni drammatici.

Ho sbagliato i presupposti con cui stavo al mondo e ho sbagliato il senso che ho dato alla mia vita, ho smarrito la via maestra per gozzovigliare per vicoli di esito incerto alla ricerca di qualcosa che non c'era, e non c'è tutt'oggi.

Ho 32 anni di imbecillità alle spalle.

Non arriverò mai più da nessun'altra parte visto il tempo e visti anche i presupposti.

Sarebbe solo meglio non allargare la falla. Non pigiare sulla ferita bruciante ancora con il sale sui polpastrelli.

Non provo nulla.

Non voglio nulla.

Non ho nulla da dare e da dire.

Vuoto.

martedì 9 dicembre 2025

Decluttering

I principi-base del minimalismo sono molto semplici e "diretti": prendi tutto ciò che ti "intasa" la casa e la vita e buttalo via. Si comincia a fare una selezione di tutto ciò che non serve secondo tre domande:

  1. "(Questo oggetto) Mi serve?"
  2. "Mi rende felice?"
  3. "Arricchisce la mia vita?"

Irina Pontiga è la massima esponente del minimalismo nelle piattaforme social italiane (potete trovarla su Youtube con il nickname di spaziogrigio, analogamente con una semplice ricerca troverete il suo blog sul minimalismo dal nome omonimo) 

Irina ha scritto un libro che consiglio chiamato "Solo cose belle" dove spiega nel dettaglio come e perché fare "decluttering" dedicandosi a una vita minimal. E' da un po' che mi frulla in testa di seguire il suo esempio; ho tre scatoloni in stanza che oggi ho intenzione di dedicare per quello.

Perché liberarsi del superfluo è fare spazio per il bello e l'essenziale.

E io voglio una vita bella ed essenziale per me e per i miei cari. 

Così la prima cosa di cui mi sono liberata stamattina è un'ipocrita che stava fra i miei contatti FB.

Perché ho ancora FB? E' un bel mistero.

Perché, come se non bastasse, tengo nell'account persone che nei miei confronti sono francamente cattive? Un altro mistero da svelare.

Avendo avuto 4 contatti in croce, credevo di dipendere dai loro like e dalle loro visualizzazioni. Di ciascuno di loro. Soprattutto suoi; in quanto si dava arie da grande intellettuale.

Questo è puro veleno. Mi sono sentita subito meglio depennandola dai miei contatti.

(Per quel poco che utilizzo la piattaforma, ha avuto più che altro la funzione di mandarle un messaggio chiaro)

Intanto, chi è costretto ad aspettarmi continua, stoicamente, ad aspettarmi. Anche io, sentendomi in colpa per lui, continuo ad avanzare nel virtuale con i piedi di piombo. Molte cose che per una persona comune apparirebbero intollerabili per me sono normale amministrazione, grazie alla rete. 

Ma non posso coinvolgere anche un'altra persona in questo macello che è la mia vita.


René Magritte (La grande famiglia)

Stanotte ho fatto un sogno.
Ero in un cinema all'antica che a un certo punto sembrava un'università. C'erano le tende che coprivano la sala proiezioni, di velluto rosso, e una donna che ne usciva per andare al bagno. Dovevo anch'io, quindi la seguivo, ma arrivata in cima a delle scale vedevo che la porta del bagno era su un piano rialzato, irraggiungibile. Accanto c'era un'altra porta, strettissima, e pensai che sembrava una di quelle porte medioevali fatte apposta per non far passare la gente grassa. 

Mentre tornavo indietro lungo un corridoio buio sentivo strani rumori inquietanti che mi incalzavano ad affrettare il passo fuori dal cinema/università. Uscendo mi trovavo in un luogo che non avevo mai visto, piuttosto diroccato e pieno di spazzatura. Avevo un motorino abbastanza lento con cui pensavo che cercando sarei comunque arrivata a casa di mia madre. Superando vari bidoni, accedevo a una specie di mercatino/minimarket all'aperto, dove prendevo quattro lattine di coca-cola (due delle quali decaffeinata), tre di bevande energetiche e una di birra, poi decidevo di prendere anche tre quaderni (due rossi e uno blu) e facevo un giro per il negozietto, pieno di bracciali e bigiotteria molto bella, in metallo, che altre signore scrutavano e tastavano. 

Non ricordo più se avessi comprato un bracciale lì, ma me ne ritrovai tre diversi (fra cui uno "a serpente" che si intrecciava sul braccio) fra le mani. 

Al momento di pagare le bevande e i quaderni avevo perso quasi tutte le bevande tranne quelle deca, ma un commesso me le aveva ritrovate "accanto alle patatine". 

Un bambino grasso fuori dalla porta del negozietto gridava "è un coming out?" ridendo e facendo ridere due suoi compagni. Anziché tacere gli urlavo che non lo era e che non me ne importava nulla del giudizio degli altri. La cassiera e il commesso guardavano dalle loro postazioni, l'una sorridendo, l'altro tenendosi in disparte. In seguito mi spiegavano che quel bambino deteneva un negozio concorrente che vendeva Coca-cola, perciò era in conflitto economico con loro. 

Pagavo ed uscivo, salivo sul motorino e continuavo a girare a vuoto finché non raggiungevo una casa, vedevo un gatto all'interno del giardinetto adiacente e mi fermavo a guardare. Il gatto era bianco e nero, e si lasciava guardare, pigro sotto il cielo azzurro e il sole splendente. 

Decidevo di suonare nella casa per chiedere indicazioni su come tornare a casa di mia madre. Ne veniva fuori un bambino biondo e sua madre, che con estrema gentilezza mi dicevano di percorrere la strada a curve verso il basso, fino a raggiungere la mèta. 

Trovavo per strada due bracciali, uno d'oro e l'altro d'oro con una pietra rosa incastonata. Ma al momento di ripartire non trovavo più i miei tre cappotti, che indossavo l'uno sopra l'altro, anche se il mio portafoglio era a vista...

Secondo la tesi dell'IA è un sogno che indica le mie paure e la condizione di stress che ho vissuto e che vivo come persona soggetta a stalking (l'impossibilità di raggiungere il bagno come "zona privata"), mobbing (il bambino "ridanciano") e PTSD (il girovagare fra la spazzatura), ma al contempo contiene elementi positivi: il cielo azzurro, il gatto, la pietra rosa, la strada lineare verso il basso (che nella veglia era la stessa di montagna costruita al tempo anche da mio nonno), che indicano l'inizio di un percorso positivo, l'affettività, la crescita interiore, e soprattutto che il mio valore non sia andato perduto (i cappotti a protezione, come "maschere", sono andati perduti, tranne un giubotto di jeans nero, sobrio, ma il portafoglio, che indica il "valore" come monetario, metaforicamente personale, non è andato perduto)