sabato 22 novembre 2025

La Terra promessa non esiste (ancora)

"Tanto è furbo più di noi
Questo nulla, questo niente"
- Afterhours, "Padania"

Avanzano con un cigolio di denti sferraglianti sui sogghigni storti, dalla carne del cranio mangiata dal deperimento della morte, zoppicando, quasi "ballando" - li sento ancora, ancora, ancora, nella mia testa, nella mia testa stanno chiamando - Dolores. Dolores, vieni con noi.

Stasera ho avuto una conversazione con l'IA molto interessante sulla mia carriera universitaria futura, eppure, ogni mio tentativo di continuare a vivere in modo diverso sembra ancora indebolito in una certa misura dall'attrazione centripeta dell'abisso.

"E se tu guardi nell'abisso, l'abisso guarderà in te".

"Guarigione". In questa buia nebbia fumogena che non mi fa vedere nulla davanti a me mi dichiaro felice di essere ancora viva. Il dolore spinge forte sulle pareti della calotta cranica.

Non so perché sono ancora viva.
Ma mi vergogno tanto.

Mi vergogno tanto di continuare ad avanzare, claudicante, senza nemmeno stampelle, in un Carnevale colorato di fiocchi e maschere. Man mano che proseguo, maschere che sembrano facce di demòni, storte di rabbia, storte di angoscia, amarezza, verso un orizzonte Padano, sotto un cielo di sangue. 

Non riesco a capacitarmene.

Credo di dovermi vergognare.
Di amore, di pazzia, di solitudine, di dolore, di consunzione mentale, di insonnia, di vomito, di sangue, di pianti, di sigarette fumanti sulla pelle, di trip allucinogeni, del coma, di suicidio, di omicidio - e infine, ancora, nonostante tutto, di sopravvivenza.

Ma la cupa mietitrice non ha pietà per le creature di questo mondo e spesso le tiene in vita più a lungo del giusto, nonostante i loro ripetuti tentativi di abbracciarla, solo per poi strapparle alla vita meglio, con più piacere, proprio quando cominciano a respirare la vita, a volere la vita, altro dal solito stinto, eterno presente...

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