Libertà è follia. Assenza di
"confini". Solo i pazzi sono liberi. Ma sono anche soli. Nel mondo come
essi lo percepiscono, privo di quei "recinti" entro i quali ci
confiniamo tutti, e confiniamo tutti gli altri, vivono - scorrazzano -
in libertà come agnelli nelle praterie.
Ma
non c'è davanti a loro nessuna mèta, - solo gli orizzonti ineffabili di
un 'domani' che sembra ripetersi all'infinito, sempre uguale a se
stesso -, accanto a loro nessun compagno, nella loro vita nessun senso.
Ecco
cos'è la libertà: la propria unicità in modo totale, ma in una vita
priva di significato perché priva di "direzione", vissuta giorno dopo
giorno come un eterno presente che intrappola, che talvolta angoscia,
soffoca.
Come nel mio sogno:
Viaggiare
su un autobus pieno di gente, al lato finestrino, dove scorre un bel
paesaggio che puoi ammirare, mentre tutti nello stesso mezzo
chiacchierano, ridono, fraternizzano fra loro. La solitudine striscia
nelle tue vene raffreddandoti il sangue, mentre le colline scorrono
fuori dal finestrino. Devi schermarti da quella sensazione di estraneità
ineluttabile.
E
per farlo, ti pizzichi il braccio. Ti graffi la pelle fino a far
sorgere un fiore di sangue dalla ferita. Il tuo sangue ti mostra che sei
vivo. Il tuo dolore è la prova che sei vivo. Se solo riuscissi a capire
quello degli altri, sapresti di essere anche "umano". Ma gli altri non
sono "te". Appartengono - dice la tua testa - a tutta un'altra Specie.
Non c'è comunicazione, né comprensione, né contatto, né sentimento. Sei
solo. Cominci a girovagare per le strade senza meta, di una durezza in
volto inscalfibile, nulla ti suscita nessuna emozione. Nessuno ti
suscita altro se non paura. E di quella paura ti fai scudo, indurendoti
nel cuore e nei lineamenti del viso.
Quando
si è giovani, ci si preoccupa sempre di queste stupidaggini. Solo i
moribondi conoscono l'orrido fiato dell'abisso. E a loro dobbiamo
affidarci, con amore, con cura. Amo gli anziani. Rispetto gli anziani.
Amo i moribondi. Rispetto i moribondi.
Rispetto
i morti perché volano, felici, sopra le mie praterie. Dormono, sereni,
sotto le mie praterie. Sordi e ciechi al mondo, sordi e ciechi al
lamento del mondo. Nessuno può smentire la loro superiorità.

Nessun commento:
Posta un commento